Forse noi tifosi, quelli “di pancia”, non siamo davvero in grado di comprendere tutte le logiche che muovono certe scelte… Magari dietro c’è una strategia più grande, una visione che non vediamo. Ma se davvero esiste una “gallina del domani”, allora spiegatecela meglio. Perché da qui sembra ancora solo un uovo strapazzato.”
Milan-Como si giocherà a 13.000 Km di distanza
L'AD della Lega Serie A è intervenuto a Cronache
Recentemente l’Amministratore Delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, è intervenuto ai microfoni di Cronache di Spogliatoio per spiegare la scelta di disputare la partita Milan-Como nella città di Perth, in Australia. L’intervista, concessa da De Siervo su invito della testata, è stata l’occasione per consolidare pubblicamente i motivi che hanno condotta a questa scelta.
Il 31 Maggio 2026, Milan e Como disputeranno il loro incontro di Serie A a oltre 13.000 km di distanza dall’Italia: una scelta storica, poiché sarà la prima gara ufficiale del nostro campionato disputata fuori ai confini nazionali. L’operazione, promossa dalle società, dalla Lega Serie A e difesa pubblicamente dal suo AD, viene presentata come un passo strategico verso l’internazionalizzazione del calcio italiano: non una questione di soldi, viene detto, ma di visione.
"Non è l'uovo oggi, è la gallina domani"
Se davvero questo fosse pensare a “la gallina del domani e non all’uovo oggi” perchè si disputerà una sola partita e non esiste un piano strutturato a lungo termine? Perchè si scelgono 20 ore di volo e in una piazza dove il calcio è uno sport marginale? Perchè si decide deliberatamente di “spaccare” tifoserie e sacrificare identità locali per un’operazione spot?
Affermare che la scelta sia ricaduta sull’Australia in quanto è stata formulata “un’offerta consistente” costituisce un autogol logico: la leva è economica, non strategica strutturale.
Scegliere come modello da seguire “le grandi leghe americane” è un presupposto di partenza errato, in quanto l’ecosistema europeo non è paragonabile alla NBA o all’NFL.
La stessa UEFA ha ribadito una netta opposizione alle gare di campionato disputate fuori patria, fornendo in questo caso un ok “eccezionale”, quindi difficilmente replicabile sul lungo periodo.
Non è "gallina domani", è eccezione precaria.
Una scelta che nasce da offerte economiche contingenti e non da strategie sostenibili, che sacrifica l’integrità sportiva, i propri tifosi locali e poggia su autorizzazioni fragili in un clima regolatorio ostile non è la gallina domani, è l’uovo oggi.
La “gallina domani” è un piano di internazionalizzazione serio, costituito da contratti media locali solidi, pre-season internazionali coordinate, Academy e partnership globali, contenuti digitali multi-lingua, eccetera eccetera…
Portare una singola partita in Australia non costituisce nulla di tutto questo. È un gesto simbolico, utile forse a fare rumore per una settimana, ma incapace di produrre valore sostenibile.
La Premier League non ha mai disputato una partita fuori dal Regno Unito, ma ad oggi ha accordi media in più di 190 paesi al mondo e tour estivi, oltre ovviamente a community digitali dedicate. Ha costruito negli anni una rete mondiale, non un viaggio spot. Oggi i diritti TV all’estero della Premier League valgono oltre 1,9 miliardi di euro, quasi 10 volte quelli della Serie A.
Forse io, uno di quei “tifosi di pancia”, non sarò davvero in grado di comprendere tutte le logiche che muovono certe scelte, magari dietro esiste concretamente una visione strategica più ampia, una visione che non vedo. Ma se davvero esiste una “gallina del domani”, allora spiegatecela meglio perchè da qui mi sembra ancora solo un uovo strapazzato.